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Scoprire il cristianesimo in Medio Oriente

Brevi voci scritte a partire da enciclopedie accademiche e documenti ufficiali, collegate ai luoghi di questo atlante. La tradizione è indicata come tale e ogni voce cita le sue fonti.

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Fatto 1 di 26

Manoscritti e stampa

Un evangeliario che non ha mai lasciato il Sinai

Il monastero di Santa Caterina custodisce la più importante raccolta di manoscritti siriaci antichi dopo quella di Dayr al-Suryān. Il più noto, Sinai Siriaco 30, è un palinsesto: i Vangeli in siriaco antico giacciono sotto un testo più tardo. A differenza di molti manoscritti del monastero, oggi in biblioteche occidentali, è rimasto al Sinai.

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Luoghi: Monastero di Santa Caterina

Fonti: Sebastian P. Brock, “Catherine, Monastery of St.”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Catherine, Monastery of St.”)

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Manoscritti e stampa

Un evangeliario che non ha mai lasciato il Sinai

Il monastero di Santa Caterina custodisce la più importante raccolta di manoscritti siriaci antichi dopo quella di Dayr al-Suryān. Il più noto, Sinai Siriaco 30, è un palinsesto: i Vangeli in siriaco antico giacciono sotto un testo più tardo. A differenza di molti manoscritti del monastero, oggi in biblioteche occidentali, è rimasto al Sinai.

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Luoghi: Monastero di Santa Caterina

Fonti: Sebastian P. Brock, “Catherine, Monastery of St.”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Catherine, Monastery of St.”)

Edifici e arte

Una chiesa datata dalle travi del tetto

Le iscrizioni su tre travi della chiesa del monastero del Sinai invocano l’imperatore Giustiniano, l’imperatrice Teodora e l’architetto Stefano. Una presuppone Giustiniano ancora in vita e un’altra Teodora già morta: la chiesa fu dunque costruita tra il 548 e il 565. Le analisi al carbonio 14 confermano che le capriate del tetto sono del VI secolo.

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Luoghi: Monastero di Santa Caterina

Fonti: George H. Forsyth, “Mount Sinai Monastery of Saint Catherine”, The Coptic Encyclopedia (CE:1681b–1686a)

Manoscritti e stampa

Due gemelle studiose al Sinai

Agnes Smith Lewis e Margaret Dunlop Gibson, gemelle nate a Irvine (Scozia) nel 1843, furono studiose autodidatte. Nel 1894 Agnes pubblicò il catalogo dei manoscritti siriaci di Santa Caterina e Margaret quello dei manoscritti arabi. Il bibliotecario, colpito dal loro greco moderno, aveva concesso loro l’accesso.

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Luoghi: Monastero di Santa Caterina

Fonti: Sebastian P. Brock & George A. Kiraz, “Smith, Agnes and Margaret”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Smith, Agnes and Margaret”)

Lingue

Un aramaico dei cristiani di Palestina

L’aramaico cristiano-palestinese fu usato da comunità cristiane calcedonesi di Palestina e Transgiordania all’incirca tra il V e il XIV secolo, poi scomparve. I suoi testi più antichi sopravvivono soprattutto come iscrizioni e come scrittura cancellata sotto manoscritti riutilizzati, molti dei quali legati al monastero di Santa Caterina.

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Luoghi: Monastero di Santa Caterina

Fonti: Sebastian P. Brock, “Christian Palestinian Aramaic”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Christian Palestinian Aramaic”)

Tradizione e prove

Più antico della data ufficiale

La data ufficiale di fondazione di Mor Gabriel è il 397, ma Andrew Palmer mostra che la comunità iniziò prima, con l’eremita Shmuel e il suo discepolo Shemʿun. Respinge anche un racconto più tardo secondo cui l’imperatrice Teodora avrebbe donato al monastero l’edificio a cupola che porta il suo nome.

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Luoghi: Monastero di Mor Gabriel

Fonti: Andrew N. Palmer, “Gabriel, Monastery of Mor”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Gabriel, Monastery of Mor”)

Monasteri e monaci

Patriarchi in un monastero di montagna

I patriarchi della linea di Eliya della Chiesa d’Oriente risiedevano a Rabban Hormizd, vicino ad Alqosh, e la maggior parte vi fu sepolta; le loro lapidi vanno dal 1497 al 1804. Nel 1552 il suo abate, Yoḥannan Sullaqa, fu eletto patriarca rivale e cercò il riconoscimento di Roma, dando inizio a una linea cattolica.

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Luoghi: Monastero di Rabban Hormizd

Fonti: Heleen L. Murre-van den Berg, “Hormizd, Monastery of Rabban”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Hormizd, Monastery of Rabban”); Herman G. B. Teule, “Yoḥannan Sullaqa”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Yoḥannan Sullaqa”)

Legami tra Asia e Arabia

Quattro lingue sui muri

Le iscrizioni registrate a Mar Behnam, dal XII al XX secolo, sono soprattutto in siriaco, ma anche in arabo, armeno e uiguro. Una racconta che un esercito mongolo saccheggiò il monastero nel 1295 e che l’abate convinse il khan Baidu a restituire il bottino.

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Luoghi: Monastero di Mar Behnam

Fonti: Bas Snelders, “Behnam, Dayro d-Mor”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Behnam, Dayro d-Mor”)

Manoscritti e stampa

Un erudito universale sul monte Alfaf

Bar Ebreo (Bar ʿEbroyo), mafriano siro-ortodosso e autore di oltre quaranta opere, morì a Maragha nel 1286. I suoi resti furono poi trasferiti a Mor Mattai, dove riposano con quelli del fratello. Una nota manoscritta registra che nel 1298 la biblioteca del monastero conservava tutti i suoi scritti.

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Luoghi: Mor Mattai Monastery

Fonti: Hidemi Takahashi, “Bar ʿEbroyo, Grigorios”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Bar ʿEbroyo, Grigorios”); George A. Kiraz, “Matay, Dayro d-Mor”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Matay, Dayro d-Mor”)

Monasteri e monaci

Quarantasette anni su una colonna

Simeone lo Stilita (380 circa–459) visse 47 anni su una serie di colonne sempre più alte, l’ultima di circa 20 metri. Arrivavano pellegrini di ogni ceto e la sua fama giunse dall’Impero persiano alla Britannia. La sua nuova forma di ascesi fu dapprima criticata e poi imitata.

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Luoghi: Church of Saint Simeon Stylites

Fonti: Robert Doran, “Shemʿun the Stylite”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Shemʿun the Stylite”)

Manoscritti e stampa

Da Mar Saba al siriaco

Dopo una carriera amministrativa, Giovanni Damasceno (morto verso il 750) divenne monaco di Mar Saba, vicino a Gerusalemme. La sua teologia arrivò appena in siriaco, la sua poesia liturgica sì: diversi suoi canoni furono presto tradotti, e il suo canone della Risurrezione compare quasi per intero in un libro liturgico siro-cattolico stampato a Mosul nel 1892.

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Luoghi: Monastero di Mar Saba

Fonti: Sebastian P. Brock, “John of Damascus”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “John of Damascus”)

Legami tra Asia e Arabia

Un autore spirituale del Golfo

Isacco di Ninive, autore monastico del VII secolo della Chiesa d’Oriente, veniva da Beth Qaṭraye, nome siriaco di una regione costiera del Golfo che comprendeva il Qatar. Monaci di Mar Saba tradussero gran parte della sua opera in greco, e dal greco essa passò allo slavo e alla Filocalia russa.

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Luoghi: Monastero di Mar Saba

Fonti: Sebastian P. Brock, “Isḥaq of Nineveh”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Isḥaq of Nineveh”); Lucas Van Rompay, “Beth Qaṭraye”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Beth Qaṭraye”)

Legami tra Asia e Arabia

Un vescovo del Golfo a un sinodo del 410

Eliya, vescovo di Mashmahig in Beth Qaṭraye, partecipò al primo sinodo della Chiesa d’Oriente a Seleucia-Ctesifonte nel 410. Dal VI secolo vi furono altri vescovi lungo la costa del Golfo, e un metropolita è attestato nel 676. Il cristianesimo potrebbe essere scomparso dalla regione dopo il IX secolo.

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Luoghi: Chiesa e monastero di Sir Bani Yas · Rovine della chiesa di Jubail

Fonti: Lucas Van Rompay, “Beth Qaṭraye”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Beth Qaṭraye”); Marica C. Cassis, “Seleucia-Ctesiphon”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Seleucia-Ctesiphon”)

Manoscritti e stampa

La prima Bibbia in aramaico moderno

Una visita patriarcale alla chiesa di Mart Maryam di Urmia è documentata nel 1284, anche se non data l’edificio attuale. Nell’Ottocento la tipografia della missione americana in città stampò le prime traduzioni della Bibbia nella lingua parlata, l’aramaico moderno: il Nuovo Testamento nel 1846 e l’Antico nel 1852, oltre alla prima rivista nel 1849.

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Luoghi: Chiesa di Santa Maria (Naneh Maryam)

Fonti: Heleen L. Murre-van den Berg, “Urmia”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Urmia”)

Manoscritti e stampa

La stampa a Isfahan nel 1636

Nel 1636 Khachatur Kesaratsi, primate di Nuova Julfa, installò una tipografia nel monastero del Santo Salvatore, il Vank, introducendo in Persia la stampa europea a caratteri mobili. I colofoni dei suoi libri attestano che carta e inchiostro erano prodotti anch’essi nel monastero. Tra i primi titoli vi fu un Salterio nel 1638.

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Luoghi: Cattedrale del Santo Salvatore (Vank)

Fonti: Vazken S. Ghougassian, “Julfa i. Safavid period”, Encyclopaedia Iranica (Article, printed pp. 217–231)

Monasteri e monaci

Un eremita e il monastero venuto dopo

Antonio, nato verso il 251 nel Medio Egitto, si ritirò nel deserto orientale presso il monte Qulzum, vicino a dove oggi sorge il suo monastero. Morì nel 356; dopo la sua morte vi fu fondato un insediamento monastico, sotto l’imperatore Giuliano (361–363). La fonte principale sulla sua vita è la biografia di Atanasio, che lo conobbe.

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Luoghi: Monastero di Sant’Antonio

Fonti: Antoine Guillaumont, “Antony of Egypt, Saint”, The Coptic Encyclopedia (CE:149a–151a); Otto Meinardus & Maurice Martin & Peter Grossmann, “Dayr Anba Antuniyus”, The Coptic Encyclopedia (CE:719b–729a)

Edifici e arte

Chiamato così per i suoi mattoni

Del monastero dedicato ad Anba Bishoi presso Sohag resta solo la chiesa. È costruita in mattoni rossi, da cui il nome popolare, Dayr al-Ahmar, il Monastero Rosso. L’Enciclopedia copta definisce unica la decorazione scolpita del suo santuario tra i monumenti conservati dell’Egitto paleocristiano.

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Luoghi: Monastero Rosso

Fonti: René-Georges Coquin & Maurice Martin & Hans Georg Severin & Peter Grossmann, “Dayr Anba Bishoi (Suhaj)”, The Coptic Encyclopedia (CE:736b–740b)

Tradizione e prove

Una tradizione che risale al tardo Medioevo

Una tradizione vuole che la Sacra Famiglia si sia rifugiata nella cripta sotto Abu Serga, al Cairo Vecchio. Peter Grossmann osserva che il racconto circola dal tardo Medioevo, che al-Maqrizi, nel XV secolo, è il primo storico serio a riferirlo e che le grandi storie copte delle tappe della Sacra Famiglia non menzionano questa cripta.

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Luoghi: Santi Sergio e Bacco

Fonti: Peter Grossmann, “Babylon”, The Coptic Encyclopedia (CE:317a–323b)

Edifici e arte

Una chiesa su una porta romana

La Chiesa Sospesa, al-Muʿallaqah («la sospesa»), sorge sulla porta sud della fortezza romana di Babilonia, al Cairo Vecchio: poté dunque essere costruita solo dopo la conquista araba. È menzionata per la prima volta al tempo del patriarca Yusab I, nel IX secolo, e la sua basilica fu pesantemente restaurata nell’Ottocento.

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Luoghi: La Chiesa sospesa

Fonti: Peter Grossmann, “Babylon”, The Coptic Encyclopedia (CE:317a–323b)

Edifici e arte

Due chiese nello stesso luogo

A Betlemme una prima chiesa fu completata nel 339. L’attuale basilica della Natività è essenzialmente un edificio della metà del VI secolo con modifiche successive, e sotto di essa sopravvivono parti della prima chiesa, tra cui mosaici pavimentali. L’UNESCO ha iscritto il sito nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2012.

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Luoghi: Church of the Nativity

Fonti: “Birthplace of Jesus: Church of the Nativity and the Pilgrimage Route, Bethlehem (inscribed 2012)”, World Heritage List (Property 1433, description)

Edifici e arte

Dieci chiese dipinte, tutte in questo atlante

L’UNESCO elenca dieci chiese dipinte dei monti Troodos, a Cipro, che insieme offrono un panorama di circa 500 anni di pittura bizantina e post-bizantina. Vanno da piccole chiese rurali con ripidi tetti di legno al monastero di San Giovanni Lampadistis, e tutte e dieci hanno una scheda in questo atlante.

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Luoghi: Chiesa di San Nicola del Tetto · Monastero di San Giovanni Lampadistis · Chiesa di Panagia Asinou · Chiesa di Panagia tou Araka · Chiesa di Panagia tou Moutoulla · Chiesa dell’Arcangelo Michele, Pedoulas · Chiesa della Santa Croce · Chiesa di Panagia Podithou · Chiesa di Stavros tou Agiasmati · Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore (Agia Sotira)

Fonti: “Painted Churches in the Troodos Region (inscribed 1985, extended 2001)”, World Heritage List (Property 351bis, description)

Tradizione e prove

Inni cantati da donne

Efrem (morto nel 373), diacono e poeta di Nisibi ed Edessa, compose inni chiamati madrāshe: ne sopravvivono quasi 400, in una cinquantina di metri diversi. Donne consacrate cantavano questi inni nella liturgia delle chiese cittadine; l’idea che Efrem stesso abbia fondato quei cori femminili viene da una tradizione posteriore, a partire da Giacomo di Sarug.

Fonti: Sebastian P. Brock, “Ephrem”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Ephrem”); Susan Ashbrook Harvey, “Women in the Syriac Tradition”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Women in the Syriac Tradition”)

Manoscritti e stampa

Un evangeliario del 586

I Vangeli di Rabbula furono completati nel febbraio 586 nel monastero di Beth Mar Yuḥanon di Beth Zagba, nel nord della Siria, oggi scomparso. Celebri per le loro miniature, rimasero almeno due secoli nel monastero maronita di Qannubin, in Libano, prima di giungere a Firenze nel Cinquecento. Gli studiosi discutono se le pagine dipinte abbiano sempre fatto parte del libro.

Fonti: Lucas Van Rompay, “Rabbula Gospels”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Rabbula Gospels”)

Lingue

Un aramaico parlato del Tur Abdin

Il ṭuroyo è il nome dei dialetti aramaici moderni del Tur Abdin, l’altopiano di Mor Gabriel. Fu messo per iscritto alla fine dell’Ottocento, spesso per studiosi occidentali, e il suo uso scritto si diffuse nella seconda metà del Novecento. Nel 1995 uscì un’edizione dei quattro Vangeli in ṭuroyo.

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Luoghi: Monastero di Mor Gabriel

Fonti: Sebastian P. Brock, “Ṭuroyo”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Ṭuroyo”)

Fonti

Principali riferimenti bibliografici

  • Vazken S. Ghougassian. “Julfa i. Safavid period”. Encyclopaedia Iranica, vol. XV, fasc. 2–3. Encyclopaedia Iranica Foundation, 2009. Article, printed pp. 217–231.
  • George A. Kiraz. “al-Zaʿfarān, Dayr”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “al-Zaʿfarān, Dayr”.
  • Hidemi Takahashi. “Bar ʿEbroyo, Grigorios”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Bar ʿEbroyo, Grigorios”.
  • Bas Snelders. “Behnam, Dayro d-Mor”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Behnam, Dayro d-Mor”.
  • Lucas Van Rompay. “Beth Qaṭraye”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Beth Qaṭraye”.
  • Sebastian P. Brock. “Catherine, Monastery of St.”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Catherine, Monastery of St.”.
  • Sebastian P. Brock. “Christian Palestinian Aramaic”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Christian Palestinian Aramaic”.
  • Lucas Van Rompay. “Dura-Europos”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Dura-Europos”.
  • Sebastian P. Brock. “Ephrem”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Ephrem”.
  • Andrew N. Palmer. “Gabriel, Monastery of Mor”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Gabriel, Monastery of Mor”.
  • Heleen L. Murre-van den Berg. “Hormizd, Monastery of Rabban”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Hormizd, Monastery of Rabban”.
  • Sebastian P. Brock. “Isḥaq of Nineveh”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Isḥaq of Nineveh”.
  • Sebastian P. Brock. “John of Damascus”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “John of Damascus”.
  • George A. Kiraz. “Matay, Dayro d-Mor”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Matay, Dayro d-Mor”.
  • Lucas Van Rompay. “Rabbula Gospels”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Rabbula Gospels”.
  • Marica C. Cassis. “Seleucia-Ctesiphon”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Seleucia-Ctesiphon”.
  • Robert Doran. “Shemʿun the Stylite”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Shemʿun the Stylite”.
  • Sebastian P. Brock, George A. Kiraz. “Smith, Agnes and Margaret”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Smith, Agnes and Margaret”.
  • Sebastian P. Brock. “Ṭuroyo”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Ṭuroyo”.
  • Heleen L. Murre-van den Berg. “Urmia”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Urmia”.
  • Susan Ashbrook Harvey. “Women in the Syriac Tradition”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Women in the Syriac Tradition”.
  • Jeff W. Childers. “Xi’an”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Xi’an”.
  • Herman G. B. Teule. “Yoḥannan Sullaqa”. Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, ed. Sebastian P. Brock, Aaron M. Butts, George A. Kiraz and Lucas Van Rompay; electronic edition. Gorgias Press (print, 2011); Beth Mardutho (electronic edition), 2011/2018. Entry “Yoḥannan Sullaqa”.
  • Antoine Guillaumont. “Antony of Egypt, Saint”. The Coptic Encyclopedia, ed. Aziz S. Atiya; Claremont Coptic Encyclopedia electronic edition. Macmillan, 1991. CE:149a–151a.
  • Peter Grossmann. “Babylon”. The Coptic Encyclopedia, ed. Aziz S. Atiya; Claremont Coptic Encyclopedia electronic edition. Macmillan, 1991. CE:317a–323b.
  • Otto Meinardus, Maurice Martin, Peter Grossmann. “Dayr Anba Antuniyus”. The Coptic Encyclopedia, ed. Aziz S. Atiya; Claremont Coptic Encyclopedia electronic edition. Macmillan, 1991. CE:719b–729a.
  • René-Georges Coquin, Maurice Martin, Hans Georg Severin, Peter Grossmann. “Dayr Anba Bishoi (Suhaj)”. The Coptic Encyclopedia, ed. Aziz S. Atiya; Claremont Coptic Encyclopedia electronic edition. Macmillan, 1991. CE:736b–740b.
  • George H. Forsyth. “Mount Sinai Monastery of Saint Catherine”. The Coptic Encyclopedia, ed. Aziz S. Atiya; Claremont Coptic Encyclopedia electronic edition. Macmillan, 1991. CE:1681b–1686a.

Dati e fonti complementari

Le voci di enciclopedia sono state lette per intero nelle edizioni elettroniche e ciascuna è attribuita al suo autore. I riferimenti di pagina e colonna compaiono solo quando la fonte li stampa; il dizionario Gorgias è citato per titolo della voce.