Manoscritti e stampa
Un evangeliario che non ha mai lasciato il Sinai
Il monastero di Santa Caterina custodisce la più importante raccolta di manoscritti siriaci antichi dopo quella di Dayr al-Suryān. Il più noto, Sinai Siriaco 30, è un palinsesto: i Vangeli in siriaco antico giacciono sotto un testo più tardo. A differenza di molti manoscritti del monastero, oggi in biblioteche occidentali, è rimasto al Sinai.
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Luoghi: Monastero di Santa Caterina
Fonti: Sebastian P. Brock, “Catherine, Monastery of St.”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Catherine, Monastery of St.”)
Edifici e arte
Una chiesa datata dalle travi del tetto
Le iscrizioni su tre travi della chiesa del monastero del Sinai invocano l’imperatore Giustiniano, l’imperatrice Teodora e l’architetto Stefano. Una presuppone Giustiniano ancora in vita e un’altra Teodora già morta: la chiesa fu dunque costruita tra il 548 e il 565. Le analisi al carbonio 14 confermano che le capriate del tetto sono del VI secolo.
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Luoghi: Monastero di Santa Caterina
Fonti: George H. Forsyth, “Mount Sinai Monastery of Saint Catherine”, The Coptic Encyclopedia (CE:1681b–1686a)
Manoscritti e stampa
Due gemelle studiose al Sinai
Agnes Smith Lewis e Margaret Dunlop Gibson, gemelle nate a Irvine (Scozia) nel 1843, furono studiose autodidatte. Nel 1894 Agnes pubblicò il catalogo dei manoscritti siriaci di Santa Caterina e Margaret quello dei manoscritti arabi. Il bibliotecario, colpito dal loro greco moderno, aveva concesso loro l’accesso.
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Luoghi: Monastero di Santa Caterina
Fonti: Sebastian P. Brock & George A. Kiraz, “Smith, Agnes and Margaret”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Smith, Agnes and Margaret”)
Lingue
Un aramaico dei cristiani di Palestina
L’aramaico cristiano-palestinese fu usato da comunità cristiane calcedonesi di Palestina e Transgiordania all’incirca tra il V e il XIV secolo, poi scomparve. I suoi testi più antichi sopravvivono soprattutto come iscrizioni e come scrittura cancellata sotto manoscritti riutilizzati, molti dei quali legati al monastero di Santa Caterina.
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Luoghi: Monastero di Santa Caterina
Fonti: Sebastian P. Brock, “Christian Palestinian Aramaic”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Christian Palestinian Aramaic”)
Edifici e arte
Una casa-chiesa abbandonata nel 256
A Dura Europos, sull’Eufrate, nell’attuale Siria, gli scavi hanno rivelato una casa di riunione cristiana con un battistero dipinto con scene come il Buon Pastore e Cristo che cammina sulle acque. La città fu abbandonata dopo la distruzione del 256 e fu riscoperta solo nel 1920.
Fonti: Lucas Van Rompay, “Dura-Europos”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Dura-Europos”)
Tradizione e prove
Più antico della data ufficiale
La data ufficiale di fondazione di Mor Gabriel è il 397, ma Andrew Palmer mostra che la comunità iniziò prima, con l’eremita Shmuel e il suo discepolo Shemʿun. Respinge anche un racconto più tardo secondo cui l’imperatrice Teodora avrebbe donato al monastero l’edificio a cupola che porta il suo nome.
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Luoghi: Monastero di Mor Gabriel
Fonti: Andrew N. Palmer, “Gabriel, Monastery of Mor”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Gabriel, Monastery of Mor”)
Monasteri e monaci
Il monastero dello Zafferano
Dal XIV secolo il monastero alle porte di Mardin prese popolarmente il nome dallo zafferano (zaʿfarān), anche se il motivo non è documentato. Fu sede del patriarcato siro-ortodosso dal 1293 fino a dopo la prima guerra mondiale.
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Luoghi: Monastero di Deyrulzafaran
Fonti: George A. Kiraz, “al-Zaʿfarān, Dayr”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “al-Zaʿfarān, Dayr”)
Monasteri e monaci
Patriarchi in un monastero di montagna
I patriarchi della linea di Eliya della Chiesa d’Oriente risiedevano a Rabban Hormizd, vicino ad Alqosh, e la maggior parte vi fu sepolta; le loro lapidi vanno dal 1497 al 1804. Nel 1552 il suo abate, Yoḥannan Sullaqa, fu eletto patriarca rivale e cercò il riconoscimento di Roma, dando inizio a una linea cattolica.
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Luoghi: Monastero di Rabban Hormizd
Fonti: Heleen L. Murre-van den Berg, “Hormizd, Monastery of Rabban”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Hormizd, Monastery of Rabban”); Herman G. B. Teule, “Yoḥannan Sullaqa”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Yoḥannan Sullaqa”)
Legami tra Asia e Arabia
Quattro lingue sui muri
Le iscrizioni registrate a Mar Behnam, dal XII al XX secolo, sono soprattutto in siriaco, ma anche in arabo, armeno e uiguro. Una racconta che un esercito mongolo saccheggiò il monastero nel 1295 e che l’abate convinse il khan Baidu a restituire il bottino.
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Luoghi: Monastero di Mar Behnam
Fonti: Bas Snelders, “Behnam, Dayro d-Mor”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Behnam, Dayro d-Mor”)
Manoscritti e stampa
Un erudito universale sul monte Alfaf
Bar Ebreo (Bar ʿEbroyo), mafriano siro-ortodosso e autore di oltre quaranta opere, morì a Maragha nel 1286. I suoi resti furono poi trasferiti a Mor Mattai, dove riposano con quelli del fratello. Una nota manoscritta registra che nel 1298 la biblioteca del monastero conservava tutti i suoi scritti.
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Luoghi: Mor Mattai Monastery
Fonti: Hidemi Takahashi, “Bar ʿEbroyo, Grigorios”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Bar ʿEbroyo, Grigorios”); George A. Kiraz, “Matay, Dayro d-Mor”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Matay, Dayro d-Mor”)
Monasteri e monaci
Quarantasette anni su una colonna
Simeone lo Stilita (380 circa–459) visse 47 anni su una serie di colonne sempre più alte, l’ultima di circa 20 metri. Arrivavano pellegrini di ogni ceto e la sua fama giunse dall’Impero persiano alla Britannia. La sua nuova forma di ascesi fu dapprima criticata e poi imitata.
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Luoghi: Church of Saint Simeon Stylites
Fonti: Robert Doran, “Shemʿun the Stylite”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Shemʿun the Stylite”)
Manoscritti e stampa
Da Mar Saba al siriaco
Dopo una carriera amministrativa, Giovanni Damasceno (morto verso il 750) divenne monaco di Mar Saba, vicino a Gerusalemme. La sua teologia arrivò appena in siriaco, la sua poesia liturgica sì: diversi suoi canoni furono presto tradotti, e il suo canone della Risurrezione compare quasi per intero in un libro liturgico siro-cattolico stampato a Mosul nel 1892.
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Luoghi: Monastero di Mar Saba
Fonti: Sebastian P. Brock, “John of Damascus”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “John of Damascus”)
Legami tra Asia e Arabia
Un autore spirituale del Golfo
Isacco di Ninive, autore monastico del VII secolo della Chiesa d’Oriente, veniva da Beth Qaṭraye, nome siriaco di una regione costiera del Golfo che comprendeva il Qatar. Monaci di Mar Saba tradussero gran parte della sua opera in greco, e dal greco essa passò allo slavo e alla Filocalia russa.
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Luoghi: Monastero di Mar Saba
Fonti: Sebastian P. Brock, “Isḥaq of Nineveh”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Isḥaq of Nineveh”); Lucas Van Rompay, “Beth Qaṭraye”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Beth Qaṭraye”)
Legami tra Asia e Arabia
Un vescovo del Golfo a un sinodo del 410
Eliya, vescovo di Mashmahig in Beth Qaṭraye, partecipò al primo sinodo della Chiesa d’Oriente a Seleucia-Ctesifonte nel 410. Dal VI secolo vi furono altri vescovi lungo la costa del Golfo, e un metropolita è attestato nel 676. Il cristianesimo potrebbe essere scomparso dalla regione dopo il IX secolo.
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Luoghi: Chiesa e monastero di Sir Bani Yas · Rovine della chiesa di Jubail
Fonti: Lucas Van Rompay, “Beth Qaṭraye”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Beth Qaṭraye”); Marica C. Cassis, “Seleucia-Ctesiphon”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Seleucia-Ctesiphon”)
Legami tra Asia e Arabia
Un’iscrizione siriaca in Cina
Nel 781 fu dedicata in Cina una stele di pietra iscritta in cinese e in siriaco. Racconta la missione di Aluoben, monaco della Chiesa d’Oriente che già nel 635 aveva il permesso imperiale di insegnare, e riporta i nomi di 74 vescovi, presbiteri e diaconi. Missionari gesuiti la trovarono negli anni Venti del Seicento.
Fonti: Jeff W. Childers, “Xi’an”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Xi’an”)
Manoscritti e stampa
La prima Bibbia in aramaico moderno
Una visita patriarcale alla chiesa di Mart Maryam di Urmia è documentata nel 1284, anche se non data l’edificio attuale. Nell’Ottocento la tipografia della missione americana in città stampò le prime traduzioni della Bibbia nella lingua parlata, l’aramaico moderno: il Nuovo Testamento nel 1846 e l’Antico nel 1852, oltre alla prima rivista nel 1849.
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Luoghi: Chiesa di Santa Maria (Naneh Maryam)
Fonti: Heleen L. Murre-van den Berg, “Urmia”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Urmia”)
Manoscritti e stampa
La stampa a Isfahan nel 1636
Nel 1636 Khachatur Kesaratsi, primate di Nuova Julfa, installò una tipografia nel monastero del Santo Salvatore, il Vank, introducendo in Persia la stampa europea a caratteri mobili. I colofoni dei suoi libri attestano che carta e inchiostro erano prodotti anch’essi nel monastero. Tra i primi titoli vi fu un Salterio nel 1638.
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Luoghi: Cattedrale del Santo Salvatore (Vank)
Fonti: Vazken S. Ghougassian, “Julfa i. Safavid period”, Encyclopaedia Iranica (Article, printed pp. 217–231)
Monasteri e monaci
Un eremita e il monastero venuto dopo
Antonio, nato verso il 251 nel Medio Egitto, si ritirò nel deserto orientale presso il monte Qulzum, vicino a dove oggi sorge il suo monastero. Morì nel 356; dopo la sua morte vi fu fondato un insediamento monastico, sotto l’imperatore Giuliano (361–363). La fonte principale sulla sua vita è la biografia di Atanasio, che lo conobbe.
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Luoghi: Monastero di Sant’Antonio
Fonti: Antoine Guillaumont, “Antony of Egypt, Saint”, The Coptic Encyclopedia (CE:149a–151a); Otto Meinardus & Maurice Martin & Peter Grossmann, “Dayr Anba Antuniyus”, The Coptic Encyclopedia (CE:719b–729a)
Edifici e arte
Chiamato così per i suoi mattoni
Del monastero dedicato ad Anba Bishoi presso Sohag resta solo la chiesa. È costruita in mattoni rossi, da cui il nome popolare, Dayr al-Ahmar, il Monastero Rosso. L’Enciclopedia copta definisce unica la decorazione scolpita del suo santuario tra i monumenti conservati dell’Egitto paleocristiano.
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Luoghi: Monastero Rosso
Fonti: René-Georges Coquin & Maurice Martin & Hans Georg Severin & Peter Grossmann, “Dayr Anba Bishoi (Suhaj)”, The Coptic Encyclopedia (CE:736b–740b)
Tradizione e prove
Una tradizione che risale al tardo Medioevo
Una tradizione vuole che la Sacra Famiglia si sia rifugiata nella cripta sotto Abu Serga, al Cairo Vecchio. Peter Grossmann osserva che il racconto circola dal tardo Medioevo, che al-Maqrizi, nel XV secolo, è il primo storico serio a riferirlo e che le grandi storie copte delle tappe della Sacra Famiglia non menzionano questa cripta.
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Luoghi: Santi Sergio e Bacco
Fonti: Peter Grossmann, “Babylon”, The Coptic Encyclopedia (CE:317a–323b)
Edifici e arte
Una chiesa su una porta romana
La Chiesa Sospesa, al-Muʿallaqah («la sospesa»), sorge sulla porta sud della fortezza romana di Babilonia, al Cairo Vecchio: poté dunque essere costruita solo dopo la conquista araba. È menzionata per la prima volta al tempo del patriarca Yusab I, nel IX secolo, e la sua basilica fu pesantemente restaurata nell’Ottocento.
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Luoghi: La Chiesa sospesa
Fonti: Peter Grossmann, “Babylon”, The Coptic Encyclopedia (CE:317a–323b)
Edifici e arte
Due chiese nello stesso luogo
A Betlemme una prima chiesa fu completata nel 339. L’attuale basilica della Natività è essenzialmente un edificio della metà del VI secolo con modifiche successive, e sotto di essa sopravvivono parti della prima chiesa, tra cui mosaici pavimentali. L’UNESCO ha iscritto il sito nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2012.
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Luoghi: Church of the Nativity
Fonti: “Birthplace of Jesus: Church of the Nativity and the Pilgrimage Route, Bethlehem (inscribed 2012)”, World Heritage List (Property 1433, description)
Edifici e arte
Dieci chiese dipinte, tutte in questo atlante
L’UNESCO elenca dieci chiese dipinte dei monti Troodos, a Cipro, che insieme offrono un panorama di circa 500 anni di pittura bizantina e post-bizantina. Vanno da piccole chiese rurali con ripidi tetti di legno al monastero di San Giovanni Lampadistis, e tutte e dieci hanno una scheda in questo atlante.
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Luoghi: Chiesa di San Nicola del Tetto · Monastero di San Giovanni Lampadistis · Chiesa di Panagia Asinou · Chiesa di Panagia tou Araka · Chiesa di Panagia tou Moutoulla · Chiesa dell’Arcangelo Michele, Pedoulas · Chiesa della Santa Croce · Chiesa di Panagia Podithou · Chiesa di Stavros tou Agiasmati · Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore (Agia Sotira)
Fonti: “Painted Churches in the Troodos Region (inscribed 1985, extended 2001)”, World Heritage List (Property 351bis, description)
Tradizione e prove
Inni cantati da donne
Efrem (morto nel 373), diacono e poeta di Nisibi ed Edessa, compose inni chiamati madrāshe: ne sopravvivono quasi 400, in una cinquantina di metri diversi. Donne consacrate cantavano questi inni nella liturgia delle chiese cittadine; l’idea che Efrem stesso abbia fondato quei cori femminili viene da una tradizione posteriore, a partire da Giacomo di Sarug.
Fonti: Sebastian P. Brock, “Ephrem”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Ephrem”); Susan Ashbrook Harvey, “Women in the Syriac Tradition”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Women in the Syriac Tradition”)
Manoscritti e stampa
Un evangeliario del 586
I Vangeli di Rabbula furono completati nel febbraio 586 nel monastero di Beth Mar Yuḥanon di Beth Zagba, nel nord della Siria, oggi scomparso. Celebri per le loro miniature, rimasero almeno due secoli nel monastero maronita di Qannubin, in Libano, prima di giungere a Firenze nel Cinquecento. Gli studiosi discutono se le pagine dipinte abbiano sempre fatto parte del libro.
Fonti: Lucas Van Rompay, “Rabbula Gospels”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Rabbula Gospels”)
Lingue
Un aramaico parlato del Tur Abdin
Il ṭuroyo è il nome dei dialetti aramaici moderni del Tur Abdin, l’altopiano di Mor Gabriel. Fu messo per iscritto alla fine dell’Ottocento, spesso per studiosi occidentali, e il suo uso scritto si diffuse nella seconda metà del Novecento. Nel 1995 uscì un’edizione dei quattro Vangeli in ṭuroyo.
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Luoghi: Monastero di Mor Gabriel
Fonti: Sebastian P. Brock, “Ṭuroyo”, Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage (Entry “Ṭuroyo”)